NEC SPE NEC METU

Le imprese, o emblemi, dipinti su pareti o soffitti in molti palazzi rinascimentali:

rappresentano un particolarissimo linguaggio attraverso il quale il principe intendeva esprimere se stesso o qualcosa a lui pertinente […] una combinazione concettosa tra una figura (corpo) e un motto (anima) […] che esprimono sotto il profilo allegorico e in linguaggio criptico di non sempre facile decodificazione, un pensiero, uno stato d’animo, una condizione inerente la sfera d’interessi di colui che l’emblema vuole o crea.

G. Malacarne, Il segno di Isabella. Stemmi, motti, imprese, in Isabella D’Este. La primadonna del Rinascimento.

A Isabella d’Este (1474- 1539) , figlia primogenita dei signori di Ferrara e sposata a Francesco Gonzaga, signore di Mantova, è attribuita la creazione di almeno una decina di imprese:

  • YS e YSF
  • Alfa e Omega con ramo d’ulivo
  • A sulle fiamme o fiammeggiante
  • Candelabro a una fiamma
  • Ruota con rametti intrecciati
  • Pause musicali
  • XXVII
  • Polizze della Fortuna
  • Vittoria (o Astrologia)
  • NEC SPE NEC METU
Mantova, Palazzo Ducale, Mattonelle in terracotta smaltata
Ritratto di Isabella, Tiziano (1534-36 circa)

In una delle sue numerosissime lettere Isabella scrive, a proposito di questa impresa, di sola anima, cioè senza immagini ma con solo parole:

Ne siamo state la inventrice, et habiamola facta nostra impresa peculiare.

Mario Equicola nel 1513 ne fa il soggetto per un “libro de circa quaranta pagine” intitolato Nec spe nec metu. Dialogus ad Iulianum Medicem, e ne fa dono alla Marchesana.

Lei lo ringrazia scrivendogli che la lettera e il libro allegato:

[…] ni sono stati senza dubio grati in memoria dil natalicio nostro, che non serìa dono di oro nè di alcun’altra preciosa cosa, essendo in nostro honore alzato tanto et sublimata la piccola impresa nostra.

Maggio 1506

Ma all’amica Margherita Cantelma, attraverso cui l’Equicola aveva fatto arrivare alla Marchesana la sua opera, Isabella scrive:

Havendone mandato il libro composto per il nostro messer Mario sopra l’impresa nostra Nec spe nec metu; perchè da la alteza dil ingegno suo serrà sublevato un motto che da noy cum tanti misterij non fu facto cum quanti luy gli atribuosse.

Qual è dunque il significato di questa impresa? Con ogni probabilità fa riferimento ad una vita vissuta in maniera equilibrata, senza lasciarsi andare ad eccessive speranze o assurdi timori, ma accettando ciò che di giorno in giorno ci si presenta.

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