Carsulae by night

Carsulae è una città romana lungo la via Flaminia, in Umbria, fondata in età augustea e progressivamente abbandonata con il cadere in disuso di questa strada. Ora è un parco archeologico.

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Rimangono visibili le rovine della strada, del foro, del teatro e dell’anfiteatro e dei monumenti funebri.

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In epoca medioevale vi si installa una piccola comunità religiosa, la chiesa sorge proprio lungo la via Flaminia.

Io l’ho visitata al crepuscolo, quasi notte, una sera d’estate.

Affascinante.

Per info e orari di apertura: http://www.carsulae.it

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Siria

C’è una frase all’inizio del film ” Mediterraneo” di Gabriele Salvatores:
“Avevamo tutti più o meno quell’età in cui non hai ancora deciso se mettere su famiglia o perderti per il mondo”.
Io nel 2002 ero così. Mi ero laureata in Lettere Classiche, indirizzo archeologico, un paio di anni prima e ora, a 28 anni, stavo facendo il lavoro che avevo sempre sognato, fin da bambina: l’archeologa.
Lavoravo in una necropoli romana nella Pianura Padana. Un mio collega, appena più grande di me e archeologo orientale, mi propose di mandare il mio curriculum al suo professore, perché stava cercando degli archeologi per uno scavo universitario in Siria.
Mando il curriculum, mi prendono. Partiamo in agosto. Stiamo a Misrifhe, un piccolo villaggio non lontano da Homs. Io appena arrivata mi ammalo subito, sono quasi morta per una settimana. Poi rinasco e inizio il lavoro sul campo.

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É un lavoro difficile per me, una novellina. Iniziamo la mattina prestissimo, prima che sorga il sole. Devo seguire una squadra di operai nella messa in luce di una porzione di un palazzo in un sito, un tell, dell’età del Bronzo.

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Foto da http://www.qatna.org

Io ovviamente non parlo arabo e i miei collaboratori sanno solo pochissime parole di italiano, ma dopo pochi giorni ci capiamo. Mi trattano come una sorellina minore da aiutare, anche se sono quasi tutti più giovani di me. I ragazzi che lavorano con noi e le loro famiglie sono molto gentili ed ospitali, sempre pronti a darci da mangiare e ad invitarci a feste di nozze che durano tutta la notte.
Nella missione archeologica italiana c’è un’atmosfera da gita scolastica, abbastanza comprensibile se si pensa a più di venti studenti, per lo più sotto i venticinque anni, che stanno sempre insieme per tre mesi. Nascono amori, amicizie e inimicizie più o meno durature.
Lavoriamo il sabato e la domenica ma ci riposiamo giovedì pomeriggio e venerdì. Spesso usiamo questo giorno e mezzo per fare piccoli viaggi. É in un fine settimana così che ho scoperto per la prima volta Damasco, per me la città più bella del mondo.

Foto mie

Le sue vie strette e trafficatissime; il suk coperto che porta alla Grande Moschea, introdotta dalle colonne del tempio di Giove; i caffè nei cortili delle case antiche, dove ragazzi e ragazze fumavano il narghilè e sorseggiavano bibite ascoltando il sussurro dell’acqua delle fontane. Quello che ricorderò sempre di Damasco é il suono del richiamo alla preghiera della sera: il primo muezzin ad intonarla è quello della Grande Moschea e, se ascoltavi dai tetti delle case vicine, potevi sentire le voci degli altri muezzin che formavano come un cerchio sonoro che ti si avvicinava, ti oltrepassava e si perdeva ai confini della città.

Alla metà del periodo di scavo avevamo cinque giorni di vacanza e ne abbiamo approfittato per fare un piccolo viaggio e visitare le missioni archeologiche che stavano lavorando nel nord est della Siria, spingendoci fino all’ Eufrate e al confine turco. Stiamo quasi sempre stati ospiti, di solito inattesi, di missioni olandesi, tedesche, americane. Dormivano nei cortili e sui tetti delle loro case-scavo in mattoni crudi. É durante quel viaggio che ho visto il cielo stellato più bello ed immenso di tutta la mia vita.
Le stelle sono forse le uniche cose in Siria ad essere ancora come nei miei ricordi.